critica
rette parallele sono l'amore e la morte
di e con oscar de summa
“Oscar è uno di quei maghi che usa trucchi antichi, semplici, anche “sporchi” appunto, ma nonostante tutto fa sparire e riapparire gli oggetti, i personaggi, le emozioni, dove e quando vuole, (…)
È questo, come gli altri recenti, è un lavoro che commuove e fa pensare
Renzo Francabandera - PAC
È uno spettacolo polifonico, dicevo, dove l’attore, solo in scena, introduce con maestria ogni tipo di risorsa, con continui salti stilistici. Non solo per non annoiare il pubblico: soprattutto per trascinarlo nella complessità dei casi, in un trionfo del sentimento ma anche del realismo e del disincanto.
Massimo Marino
De Summa vuole indagare la natura delle relazioni servendosi della fisica quantistica e della teoria dell’entanglement - letteralmente il “groviglio” - secondo la quale tutte le particelle dell’universo siano correlate anche a distanza di tempo e di luogo.
Da Cordelia – Teatro e Critica
Struggente, straniante e vero come un sogno lo spettacolo, orchestrando con perizia gli strumenti affilati di un teatro che è prassi, che si nutre di messe alla prova e di colpi bassi, spari di pistola, come avrebbe sostenuto il compianto Raul Ruiz, pur di portare il pubblico alle porte del cosmo.
Silvia Napoli – il manifesto
uno spettacolo potente, di forte impatto emotivo, un testo profondo e denso: una narrazione concepita e sviluppata per creare un legame forte ed empatico tra chi narra e chi ascolta.
Valentina Scocca – teatro e critica
Solo in scena, De Summa sfodera tutte le sue doti di straordinario narratore. Parole, musica e luci dialogano come in un concerto rock, con alcuni momenti"da urlo"
Francesca De Sanctis – l’Espresso
“A me piace ascoltare chi racconta storie. Ma mi annoia scoprire poi che sono soltanto storie. Ho invece bisogno di qualcosa che mi spinga a deragliare. Che apra un’altra finestra, che mi faccia pensare, scoprire, immaginare, oltre ad ascoltare una storia.
Ecco: questo mi capita spesso con le storie che racconta Oscar De Summa.”
Roberto Canziani - QUANTESCENE

